La settimana scorsa ho preso carta e penna e ho scritto a Monti. Ero rimasto colpito quando, presentandosi alla Commissione Bilancio e Finanze della Camera, aveva detto "avete chiamato noi tecnici perché eravate paralizzati". È purtroppo vero, ed è anche per via di questa paralisi che il Paese e questo Governo si trovano davanti ad una sfida difficilissima.
Eppure al momento anche noi liguri ci troviamo di fronte finora a "tecnici" che sembrano anch'essi "paralizzati". Perché sui temi difficili del nostro territorio alle nostre proposte non è ancora seguita una risposta.
Penso alla richiesta di garantire alle imprese danneggiate la proroga per il pagamento di tasse, contributi, premi di assicurazione. Provvedimenti che fra l'altro non comportano esborsi per le casse dello Stato.
Noi amministratori ci troviamo così nell'imbarazzante posizione di non poter dare risposte a chi ha subito danni né illustrare in che modo il governo pensi di partecipare agli interventi per il ripristino della viabilità e la messa in sicurezza del territorio.
Ecco perché ho chiesto a Monti di venire in Liguria.
Sarebbe un gesto apprezzato dalla nostra gente, e inoltre permetterebbe di vedere con i propri occhi l'entità di danni che fotografie e rapporti non documentano appieno. Potremmo anche andare a visitare un'eccellenza come il Gaslini, che si è incomprensibilmente visto negare fondi essenziali mentre meriterebbe un riconoscimento della sua straordinaria attività.
Anche la partita di Fincantieri attende un'indicazione del Governo – che sta studiando il dossier con i ministri Passera e Cancellieri – e una parola forte da parte del Presidente del Consiglio sul rilancio della cantieristica nazionale sarebbe senz'altro accolta positivamente.



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