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Giovedì 21 Marzo 2013

Verso una legge per salvaguardare il territorio abbandonato

Pronto il testo del disegno di legge che istituisce la Banca della Terra: servirà a gestire i terreni abbandonati. In estate il bando per la gestione dei boschi demaniali

Da giardino di vigne e ulivi, con migliaia di fasce a ritmare i fianchi delle proprie montagne, a territorio ricoperto di boschi abbandonati: è la storia della Liguria negli ultimi sessant’anni. Due cifre inquadrano il fenomeno: nel dopoguerra 150mila liguri coltivavano la terra, oggi sono meno di un decimo, 14mila. E l’incuria presenta il conto con le alluvioni, frutto in parte di un dissennato sviluppo edilizio, ma nate da un equilibrio idrogeologico andato ormai perduto, in una regione resa sempre più fragile dall’abbandono delle terre.

È partendo da queste premesse che la Giunta ligure ha approvato il disegno di legge sull’istituzione della banca regionale della terra e il rilancio dell’agricoltura per la salvaguardia del territorio. “La legge – che ora passa al vaglio del Consiglio regionale per l’approvazione – prevede che le terre di cui i proprietari non possono o non riescono a prendersi cura siano trasferite nella disponibilità di chi vuole farne uso, attraverso un soggetto terzo garante”, spiega l’assessore regionale all’agricoltura, Giovanni Barbagallo. “Vogliamo favorire il recupero produttivo delle aree abbandonate o sottoutilizzate e perseguire anche l’aumento della superficie media aziendale, la costituzione di unità produttive più ampie ed efficienti, con enormi conseguenze anche sul piano occupazionale e di reddito, tenendo conto che il 70% delle aziende vitivinicole liguri sono sotto l’ettaro”.
A gestire le terre “in comodato” sarà un fondo – la Banca regionale della Terra – gestito da Filse e dotato di una garanzia iniziale di 1,3 milioni di euro.

Un secondo pacchetto di norme interessa i terreni demaniali, e prevede un bando – pronto entro l’estate – per dare in gestione i boschi di proprietà regionale a cooperative sociali o alle imprese agricole e forestali. Dei settemila ettari di bosco demaniale, solo quattromila sono oggi gestiti dagli Enti Parco. È una piccola parte (la Liguria conta 375mila ettari di bosco, per l’87% di proprietà privata), e un suo maggiore sfruttamento non metterebbe a rischio l’ecosistema, tanto più che si tratta di una delle conseguenze maggiori dell’abbandono: la superficie boschiva è aumentata del 60% nel corso dell’ultimo secolo.
“Ad ogni modo il bosco è una risorsa che non va depauperata; perciò abbiamo previsto anche il concetto di compensazione. Chi ne riduce la superficie per destinarla ad altri usi è tenuto a versare una quota in denaro, che sarà utilizzata per migliorare le foreste o per interventi di riequilibrio idrogeologico”, puntualizza Barbagallo, ricordando che il patrimonio boschivo resta comunque soggetto al piano forestale regionale e che tutti gli interventi  devono rispondere ai dettami di questo piano.

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1 commento

  • Link permanente al commento Nicola Belfiore Venerdì 08 Novembre 2013 00:12 scritto da Nicola Belfiore

    Ritengo che per far ritornare i proprietari a coltivare i terreni abbandonati bisogna conoscerne le cause. La prima la scarsa redditività e la mancanza di sostegno da parte delle istituzioni,oltre le leggi del corpo forestale per cui non si poteva nemmeno tagliare una stipa od un pino per pulire i terreni confinanti.Altra causa forse la più importante la presenza dei cinghiali che vanificherebbero qualsiasi impianto di coltura e che sono i maggiori responsabili dell'abbandono e della distruzione del territorio Il rilancio dell'agricoltura parte dalle persone che sono incentivate a cimentarsi in questa missione. Prima di approvare questa Legge dovete liberare il territorio dai cinghiali, quindi per esempio nelle 5 Terre, per salvare il territorio,dovreste recintarlo per tutto il suo perimetro, la spesa occorrente sarebbe recuperata in poco tempo risparmiando sulla manutenzione del rifacimento dei muretti non più distrutti dai cinghiali.Dopo di che sicuramente ci sarà un ritorno alla coltivazione dei terreni.Se non attuate questi provvedimenti sarebbero soldi buttati al vento e dal momento che pago tutte le tasse sarei alquanto contrariato.Inoltre i miei antenati che hanno scavato la roccia nelle scarpate per fare i muretti dei terrazzamenti per poi riempirli di terra, magari presa da un'altra località, e portata in testa con la paniera dalle loro donne,si rivolterebbero nella tomba sapendo che i loro campi di fatto verrebbero espropriati

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