Il primo allarme era stato lanciato a luglio. Ora la Regione torna a chiedere aiuto ai parlamentari liguri per prendere iniziative a favore delle imprese agricole, dopo il nuovo rincaro del gasolio, cui si aggiunge la rivalutazione degli estimi catastali, che non ha risparmiato i terreni agricoli. Rischiano di trovarsi in difficoltà le aziende dedicate alle colture più pregiate e competitive, quelle che si fanno nelle serre riscaldate con il gasolio: il basilico genovese ma anche la produzione floricola del ponente.
In una lettera indirizzata oggi ai parlamentari liguri l'assessore all'agricoltura Giovanni Barbagallo sottolinea che il rincaro del gasolio agricolo negli ultimi anni ha superato il 130 per cento, passando dallo 0,49 euro del gennaio 2010 agli attuali 1,13 euro(rilevazione della prima settimana di gennaio 2012). “Un onere gravoso soprattutto per le aziende serricole, che fanno un uso considerevole di carburante per il riscaldamento delle colture, specie durante l’autunno-inverno”, spiega l’assessore ligure. La situazione è cominciata a diventare più difficile dal novembre 2009, quando, su intervento dell’Unione europea, venne abolita l’agevolazione (la cosiddetta “accisa zero”) per l’acquisto del carburante".
Il problema non riguarda solamente le aziende che coltivano in serra, ma anche le altre aziende agricole. I rincari più forti sono stati registrati nell’ultimo anno. A inizio 2011 un litro di gasolio agricolo costava 0,70 euro, mentre nel dicembre scorso era arrivato a 1,10, con un incremento del 57,1 per cento.
“Senza un intervento diretto del governo è a rischio la produzione di molte aziende floricole ed orticole. L’arrivo del freddo - aggiunge Barbagallo - farà crescere il ricorso al riscaldamento e ciò determinerà un incremento di consumi di carburanti e quindi di costi, rendendoci sempre meno competitivi, Problemi che rischiano di creare una situazione senza precedenti”.



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