Mantenere alto - e dove possibile, migliorare - la qualità del servizio e contenere i costi della sanità ligure: con questo spirito è stato varato il Piano di riqualificazione del servizio sanitario ligure. Il piano intende eliminare i doppioni e garantire un maggior equilibrio nei servizi, con un potenziamento del territorio e dell'attività di prevenzione: in particolare, è previsto il ricorso al modello hub and spoke, che prevede la concentrazione dell'assistenza a elevata complessità in centri di eccellenza (centri hub) supportati da una rete di servizi (centri spoke) che selezionano i pazienti da inviare ai centri di riferimento in base alla gravità clinico-assistenziale.
"Si tratta di misure che ci mettono in condizioni di maggiore forza nei confronti anche delle altre regioni e del Governo, in vista di un difficile riparto delle risorse del 2011 e dell'attuazione dei nuovi criteri di efficienza tra le regioni, con i costi standard a partire dal 2013", ha spiegato l'assessore alla Salute Claudio Montaldo, che parla anche del problema legato alla difficoltà di pensare a nuovi investimenti sanitari: "I fondi già approvati nel 2007 sono ancora bloccati dal Governo", spiega, "è grave che di queste risorse non si sappia più nulla: senza soldi non si fanno investimenti".
Tra le novità più rilevanti del Piano, sicuramente la creazione di un comprehensive cancer center: si procede all'accorpamento tra l'Azienda ospedaliera universitaria San Martino e l'Ist. In un unico soggetto viene concentrata la cura clinica, la ricerca e l'insegnamento in materia oncologica. Il San Martino diventa, tra i primi in Italia, ospedale d'insegnamento e sperimentazione. "L'Ist non sparirà", rassicura Montaldo, che sottolinea come questo provvedimento anticipi i disegni del Governo, con l'unione di un ospedale con un'università. A trarne vantaggio, tutto il territorio: "Integrare le oncologie ci permetterà di creare qualcosa di cui i cittadini potranno beneficiare".
Altro punto cardine del Piano è legato alla gestione dei punti nascita: attraverso l'accorpamento di quelli della Spezia e Sarzana, di Voltri e dell'Evangelico (e ponendo le basi per l'accorpamento di Sanremo con Imperia) si mira ad avere punti nascita che raggiungano mille parti l'anno, in modo da offrire tutti i servizi necessari a mamme e bambini, in particolare quelli legati alla sicurezza. Vengono accorpati anche i centri ictus: ce ne sarà uno per provincia, con l'eccezione di Genova, che ne avrà due.
Altro intervento di razionalizzazione è quello che vede la chiusura delle attività per acuti di due ospedali dell'area metropolitana genovese, Recco ed Evangelico, nell'ottica del "superamento dei piccoli ospedali, trasformati in strutture forti, con servizi per il territorio", spiega Montaldo. Mentre l'Evangelico trasferisce il punto nascita e l'attività acuti al San Carlo di Voltri (rafforzando i servizi dell'estremo ponente genovese, ma lasciando nella sede di Castelletto i servizi di diagnostica, specialistica e day-surgery), l'ospedale di Recco entra a far parte di una rete regionale di ortopedia d'elezione con Bordighera, Albenga, Rapallo e Sarzana. Proprio su questo punto si sono concentrati gli sforzi della Giunta, che mira a porre fine al fenomeno delle "fughe" verso ospedali di altre regioni nel settore ortopedico. Un fenomeno doppiamente dannoso perché, spiega il Presidente Burlando, "la fuga porta via anche tutto il pacchetto riabilitativo, in quanto si tende a fare la riabilitazione nello stesso ospedale dove si è stati operati".
Sempre Burlando, sottolineando che il Piano dovrebbe portare a un risparmio tra i 20 e i 30 milioni di euro, spiega la presenza di un supervisore dei conti della sanità ligure: "Abbiamo chiesto all'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, di essere supervisionati come quelle regioni che sono ancora impegnate nel piano di rientro, sebbene noi lo abbiamo già terminato"; si tratta, in sostanza, di una ulteriore misura di garanzia dell'equilibrio dei conti.



Ultimi commenti