Lettera aperta ai cittadini sui biomarcatori tumorali
Su diversi quotidiani sono apparsi articoli che puntano il dito contro la delibera “Indicazioni per la limitazione dell’uso diagnostico di alcuni biomarcatori tumorali” approvata dalla giunta regionale l’11 novembre 2011.
Gli articoli esprimono il giudizio, errato, che la Regione limiti la prevenzione per risparmiare. Innanzitutto occorre chiarire che la prevenzione, come qualsiasi atto medico, deve basarsi su evidenze scientifiche e non sui giudizi personali. Questo principio si è affermato come cardine di tutta la medicina moderna, la cosiddetta ‘Evidence Based Medicine’ (Medicina basata sulle prove di efficacia).
È un principio di garanzia, in base al quale al cittadino devono essere garantiti tutti gli interventi (esami, farmaci, interventi chirurgici e altro) di efficacia dimostrata, mentre viene protetto da quegli interventi di efficacia ignota o inesistente, che come tali non possono che fare danno, almeno potenzialmente.
La delibera regionale nasce da questa impostazione metodologica e si basa sui risultati di un’indagine, richiesta dell’Agenzia Sanitaria Regionale all’Ist, sull’utilizzo dei biomarcatori in oncologia. È il frutto di un lavoro basato su ricerche epidemiologiche, linee guida e raccomandazioni sia nazionali che internazionali esistenti in materia e sulle indicazioni della Commissione Salute che - nell’ambito della Conferenza delle Regioni - ha proposto l’istituzione di un gruppo di lavoro interregionale finalizzato alla riduzione di pratiche cliniche inappropriate legata all’utilizzo dei marcatori tumorali.
Capisco che la approvazione della delibera in un anno di ristrettezze economiche gravi possa indurre a pensare di aver agito in una mera logica del risparmio. Ma in questo caso non è così. La delibera è frutto di un lavoro portato avanti da un gruppo tecnico regionale (rete ligure HTA) al fine di migliorare la qualità e l’appropriatezza del servizio, la promozione della ricerca e l’innovazione tecnologica.
Non si tratta quindi di limitare i costi, che pure non sono trascurabili (approssimativamente, la prescrizione inappropriata dei marker tumorali costa al sistema sanitario regionale ligure alcuni milioni di euro ogni anno) ma di evitare che vengano prescritti come test di screening degli esami inutili, che - in presenza di valori falsamente positivi – generano ansia e preoccupazioni inutili, e in certi casi ulteriori esami potenzialmente dannosi.
Con questa delibera abbiamo voluto agire all’insegna dell’efficacia e della qualità. Riteniamo che la sanità pubblica debba dare disponibilità delle cose sulle quali c’è evidenza di efficacia e che debba evitare di promuovere l’utilizzo di esami che non solo non servono ma che possono arrecare danno.
Bene ha fatto quindi la Regione ad adottare un atteggiamento che fa riferimento a criteri internazionali di appropriatezza.
Claudio Montaldo
Assessore alla Salute
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