Ultimo aggiornamento: Venerdì 24 Ottobre 2014 15:25 | Feed Rss | iscriviti alla newsletter | Redazione
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La lotta alle mafie e alla criminalità organizzata è complessa e non finisce mai. Comincia dalle attività investigative, dalle azioni giudiziarie ma non può dirsi davvero completa fino a quando non si verifica una "restituzione" di ciò che è stato tolto alla società civile, almeno di ciò che è possibile restituire.

Il coordinamento delle associazioni di Libera lavora da quasi vent'anni attorno a questa idea: far percepire la dimensione totale della lotta alla mafia, accendere i riflettori sul lento e graduale ripristino della legalità in pezzi di società, nelle aziende, nel commercio, nelle famiglie. La sfida parte dalla conoscenza e dalla partecipazione, dalla cultura della responsabilità a tutti i livelli. Sembra incredibile, ma capita che un comune ligure che ha la disponibilità di un alloggio confiscato e ha stabilito di dedicarlo alle emergenze abitative degli anziani faccia passare molto tempo prima di dare corso alla nuova destinazione e poi... smarrisca le chiavi. Ma capita anche più banalmente che nessuno conosca i molti buoni esiti delle confische. A Genova si sono ricavati dai beni confiscati alloggi protetti per anziani, per donne vittime di violenza. Ma pochi lo sanno.

Questo "non sapere" diventa parte del problema, interrompe il circolo virtuoso della restituzione, che più è reso evidente e conosciuto sul territorio più contribuisce a radicare l'idea che la criminalità si può sconfiggere davvero fino alla radice, fino a quella quotidianità del lavoro, dei servizi alla collettività, dell'assistenza ai più deboli che è il primo terreno di conquista per le mafie. Se i cittadini possono vedere che una battaglia vinta arriva fino a quel livello sarà un po' più difficile, per le mafie, ricominciare, almeno in quel pezzo di territorio in cui la restituzione è andata a buon fine ed è visibile, chiamata con il suo nome da tutti.

La mappa dei beni confiscati alle mafie in Liguria presentata oggi è in sintonia con questa strategia di lotta a lungo termine. Progettata su impulso di uno stage attivato dall'Università di Bologna nell'ambito del Master "Pio La Torre" (dedicato proprio alla formazione di professionalità specifiche per la gestione dei beni confiscati) è stata realizzata a cura della Presidenza della Regione Liguria, con la collaborazione di Libera, con il supporto delle strutture regionali interessate e di Datasiel spa. È consultabile online e dà informazioni non solo sull'ubicazione e sulla tipologia dei beni immobili oggetto di confisca, ma anche sullo stato della procedura di destinazione, sulla storia processuale dei "prevenuti" (i soggetti che hanno subito la confisca), sul riutilizzo attuale o in programma.

Dei 142 immobili confiscati in Liguria ben 131 sono in provincia di Genova. Molti fanno parte della mega confisca di febbraio (un'azione in grande stile senza precedenti in Liguria e con pochi confronti anche nel resto d'Italia) che ha interessato un centinaio di immobili del centro storico genovese, soprattutto nella zona della Maddalena. Poi c'è il fondo commerciale occupato oggi dalla “Bottega in scia stradda”, gestita dalla Cooperativa Il Pane e le Rose onlus della Comunità di san Benedetto al Porto. Sempre a Genova c'è l'immobile di via Corsica sede del Centro di giustizia minorile del Tribunale; diversi appartamenti, come detto, destinati ad anziani e a donne vittime di violenza. Altri appartamenti sono a Rapallo, a Bogliasco e, fuori dalla provincia di Genova, a Villanova d'Albenga, Perinaldo, Sanremo, Riccò del Golfo, Ameglia.

In media passano sei anni dal sequestro all'assegnazione. Un intervallo decisamente lungo, che può essere accorciato con la collaborazione di tutti i soggetti interessati. I reati più comuni in Liguria che portano alla confisca sono in primo luogo il traffico di stupefacenti, poi estorsioni, usura, riciclaggio, immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione. I beni sequestrati sono per la maggior parte appartamenti. Il 3% viene mantenuto nella disponibilità dello Stato, ad esempio alloggi o locali di appoggio e di servizio per le forze dell'ordine. Il censimento ha riguardato in questa fase soltanto gli immobili di uso civile. In una seconda ricerca, ha proposto Luca Parodi, dirigente degli Affari della Presidenza della Regione Liguria, l'indagine potrebbe essere estesa anche ai beni aziendali.

La banca dati dovrà essere tenuta aggiornata. Spetterà poi agli enti locali usare bene le informazioni. L'assessore al bilancio e alla formazione Sergio Rossetti ha proposto un tavolo permanente per mettere a punto progetti sui beni confiscati da proporre per l'impiego dei fondi europei. «Partiamo dal censimento per continuare nell’opera di confisca che da sola però non basta: è necessario che le cooperative sociali e le associazioni di volontariato siano messi in condizione di poterli utilizzare». Nella legge 7 del 2012 la Liguria ha previsto tutte le azioni necessarie ma, ha ricordato Stefano Busi (referente regionale di Libera), non sono mai stati deliberati finanziamenti. Del resto della mancanza di risorse in questi anni hanno fatto le spese un po' tutti i capitoli del bilancio regionale. Una soluzione potrebbe essere, suggerisce Rossetti, cambiare le norme sui beni confiscati: «Si potrebbe inserire l'opportunità di vendita di alcuni dei beni confiscati per ristrutturarne altri che sono già assegnati al territorio, solitamente ai comuni, ma che poi devono essere resi agibili perché quando entrano le cooperative sociali, le associazioni di volontariato o la stessa amministrazione comunale non ci sono le risorse per ristrutturare e rendere praticabile l'immobile».

La presentazione della banca dati avviene nello stesso giorno in cui è stato presentato un altro tassello importante per la trasparenza nell'amministrazione regionale, il piano triennale anticorruzione. «Visto cosa succede un po' ovunque (anche in Liguria, con due comuni commissariati), crediamo che ce ne sia bisogno - commenta Matteo Rossi, assessore al personale e allo sport - ci siamo attrezzati per la massima divulgazione dei procedimenti e dei controlli sui dipartimenti regionali più "sensibili", quelli in cui vengono messi a punto i bandi e in cui si gestiscono gli appalti pubblici». L'assessore ai lavori pubblici Giovanni Boitano ha ricordato due importanti strumenti già a disposizione che hanno dato buoni risultati: il portale degli appalti e il prezziario unico regionale dei lavori pubblici.

 

Per la prima volta le uniformi della polizia locale saranno uguali in tutti i comuni liguri e avranno lo stemma della Regione Liguria sul cappello.
I comuni potranno avere le divise senza costi aggiuntivi, sostituendo quelle attualmente in uso.
La Regione è infatti a disposizione per realizzare 
una procedura di acquisto unica per tutta la Liguria, consentendo così un'economia di scala, e i Comuni, una volta esaurite le scorte precedenti, potranno richiedere le nuove uniformi senza costi in più.

Un accordo per affrontare e superare i problemi di sicurezza e qualità della vita urbana attraverso un'attività tra Regione Liguria, Prefettura e Provincia di Imperia e il Comune di Taggia è stato firmato stamani a Imperia, nella sede della Provincia. L'accordo di programma, con un finanziamento regionale di 223mila euro, è stato sottoscritto in attuazione del Patto territoriale per la sicurezza 2009.
 
Gli interventi del protocollo, mirati al miglioramento e al controllo del territorio e alla qualificazione urbana, riguardano in particolare gli anziani e i minori con azioni di contrasto ai problemi legati ad alcolici e sostanze stupefacenti. Saranno anche studiate nuove modalità per migliorare la conoscenza, anche in materia di normative, dei cittadini extracomunitari.
 
Il Comune di Taggia, in particolare, realizzerà un impianto di video sorveglianza nel territorio comunale e provvederà a interventi di assistenza domiciliare e a un centro di aggregazione giovanile. Il costo complessivo dei progetti, da realizzarsi a cura del comune di Taggia, sarà di 282.216,16 euro e usufruirà di un contributo regionale di 96.250 euro. Le azioni del programma da realizzarsi a cura delle forze dell'ordine, ovvero contrasti a incidenti stradali, avranno una spesa di 120.000 euro a totale carico della Regione. (ANSA)

Meno reati, ma termina il felice sogno di una Liguria al riparo dagli interessi della criminalità organizzata. È il dato preoccupante che emerge dal quinto rapporto sullo stato della criminalità che analizza le tendenze delittuose nelle quattro province liguri attraverso le denunce dei cittadini e l'attività delle forze dell'ordine, presentato dall'Osservatorio regionale sulla sicurezza urbana.

Nel 2010 si sono contati pochi omicidi, e in maggioranza legati a ragioni sentimentali e in piccola parte a regolamenti di conti nel mondo della droga e della prostituzione.
Continua il calo di furti e rapine, cominciato nel 2008, tranne che nella provincia di Imperia dove i furti segnano un aumento tra il 20 e il 25%. Anche nel savonese c'è una recrudescenza dei borseggi, ma rimane costante la diminuzione dei reati di strada e di quelli contro il patrimonio. 

A Genova crollano del 40% le rapine in banca, ed è stabile il quadro della criminalità minorile. Tuttavia, proprio in questo campo, i reati cominciano ad essere particolarmente violenti, aumentando l'allarme sociale tra i cittadini. Nel capoluogo i quartieri dove questi episodi sono più diffusi riguardano il Municipio Centro est, Sampierdarena, Cornigliano e Rivarolo.
La provincia più tranquilla risulta dunque quella della Spezia, dove tutti i crimini hanno un segno meno ormai da quattro anni

La voce dolente è però quella legata ai reati connessi alla criminalità organizzata, che comincia a preoccupare. "Come nel resto del Paese, in Liguria si sono registrate importanti mutazioni nel campo della criminalità", spiega Stefano Padovano, coordinatore dell’osservatorio regionale sulla sicurezza urbana, "che hanno visto la diminuzione in termini quantitativi di alcuni reati. Tuttavia nelle statistiche ufficiali hanno cominciato a comparire anche quelli di cui sono vittime le donne, come i maltrattamenti o le violenze dentro e fuori le mura domestiche, o quei reati cosiddetti 'spia' come i danneggiamenti, le violenze, gli incendi spesso erroneamente associati al protagonismo di alcune frange giovanili, ma nella realtà riconducibili a ritorsioni legate ad affari illeciti se non a tentativi di estorsione".

Anche se a macchia di leopardo, anche in Liguria sono presenti le associazioni di stampo mafioso: "anche nelle zone non tradizionalmente mafiose si devono cogliere i segnali che rendono la loro presenza concreta. L'errore dunque sarebbe quello di sottovalutare il fenomeno, non mettendo in atto azioni preventive", conclude Padovano.