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Politiche internazionali e comunitarie

A livello internazionale possono distinguersi due filoni di attività: quello che riguarda la stipula di accordi e convenzioni e quello che attiene la predisposizione di piani relativi ad ambiti sovranazionali.

La stipula di accordi internazionali ha riguardato già all'inizio del secolo lo sfruttamento delle risorse ittiche, per poi spostarsi successivamente sulle questioni relative allo sfruttamento del fondo e del sottofondo marino.
Negli ultimi decenni gli accordi si sono principalmente rivolti alla lotta contro l'inquinamento marino (MARPOL) e alla conservazione di ambienti costieri che necessitano una particolare protezione (RAMSAR). Nell'ambito specifico del Mediterraneo è obbligo richiamare la Convenzione di Barcellona (1978) e i successivi protocolli che da questa discendono.

Ad un altro livello si pone il documento uscito dalla Conferenza di Rio del 1992, la cosiddetta Agenda 21, che individua il quadro delle azioni, di natura economica, sociale, ambientale su cui i governi si impegnano nell'ambito della prospettiva dello sviluppo sostenibile.
Nell'Agenda 21 uno specifico capitolo è dedicato ai mari e alle zone costiere, con particolare attenzione ai problemi dell'inquinamento, della pesca, dell'innalzamento del livello del mare, delle piccole isole delle zone tropicali.

A livello di pianificazione è importante richiamare l'attività del Piano d'azione del Mediterraneo, promosso dalle Nazioni Unite, che ha prodotto importanti documenti quali il Plan Bleu - che definisce le prospettive di sviluppo del bacino mediterraneo - e ha curato la redazione di documenti impostati sui principi della gestione integrata (come il Piano per l'isola di Rodi).

A livello comunitario, l'attenzione per i problemi delle zone costiere, che data almeno dal 1973 (Raccomandazioni circa la protezione delle zone costiere) è stata confermata nel V Programma d'azione (1993) e nei documenti prodotti nell'ambito di programmi specifici (ENVIREG, LIFE).

L'attenzione, oltre agli aspetti ambientali che coinvolgono l'insieme dei paesi membri è specificatamente rivolta, per i paesi del Mediterraneo, a controllare l'uso indiscriminato del suolo costiero laddove lo sviluppo turistico rappresenta la principale opportunità di sviluppo economico. Tale tendenza è confermata anche dal programma dimostrativo lanciato nel 1996 dalla Commissione Europea sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere concentrato, per il Mediterraneo, nelle zone obiettivo 1.

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