Nella seduta pomeridiana sta proseguito il dibattito sul riordino ospedaliero.
La discussione è iniziata nella tarda mattinata con gli interventi del presidente della III commissione Stefano Quaini (Idv) e gli interventi di Luigi Morgillo (Pdl) e Roberto Bagnasco (Pdl ).
Dopo una pausa, il dibattito è ripreso nel pomeriggio con gli interventi di Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente), Edoardo Rixi (Lega Nord), Matteo Rosso (Pdl),
Il dibattito prosegue ancora.
Stefano Quaini (Idv), presidente della III commissione salute e sicurezza sociale, ha illustrato il Piano di riqualificazione del servizio sanitario ligure, che apporta modifiche al piano regionale vigente. «Migliorare il rapporto qualità-costi nella sanità ligure, così come viene richiesto dal Patto per la Salute 2010-2012 e dalle evidenze cliniche e scientifiche – ha sintetizzato il consigliere – è il nodo centrale del documento». Si procede, quindi, ad una ulteriore riorganizzazione della rete ospedaliera «che – ha proseguito Quaini – avrà un sistema incentrato su alcune strutture ad alta valenza specialistica ed una serie di plessi afferenti (ossia il sistema hub and spoke, in cui l’hub è la sede centrale di riferimento mentre spoke le aree a minor complessità) allo scopo di ottimizzare le risposte cliniche e la qualità di cura».
Quaini ha sottolineato: «Il piano punta al completamento del processo di riequilibrio dei servizi, attraverso il potenziamento del territorio e della prevenzione e la riduzione della ridondanza dell’attività ospedaliera».
Il Patto per la salute ha tra gli obiettivi la riduzione dello standard dei posti letto ospedalieri a carico del Servizio sanitario: 4 posti letto ogni mille abitanti, che comprende gli 0,7 posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie.
«Per quanto riguarda l’assistenza territoriale, grande attenzione viene prestata ai malati affetti da malattie cronico-degnerative - ha aggiunto Quaini - In particolare i malati di Sla verranno inseriti nel registro regionale delle malattie rare presso il Gaslini in maniera da avere un monitoraggio in tempo reale dell’incidenza di casi di malattia nella popolazione ligure».
Quaini ha, quindi, dichiarato i punti cardine del piano: la razionalizzazione dei punti nascita, che tiene presente il numero dei parti per ogni nosocomio; invertire in tre anni il trend negativo delle “fughe” verso ospedali di altre regioni nel settore ortopedico attivando poli specialistici a Bordighera, nel Ponente, nel Tigullio e nella Asl spezzina; l’ottimizzazione delle attività chirurgiche; la trasformazione di due piccoli ospedali dell’area genovese, Recco ed Evangelico, dove verranno eliminate le attività rivolte ai malati acuti; nell’Asl 2 savonese il trasferimento di pneumologia dal “Santa Corona” ad Albenga; l’accorpamento in un'unica Azienda Ospedaliera Universitaria dell’attuale Azienda San Martino, IST e Università; l’espansione dell’attività dell’Ospedale Evangelico Internazionale presso l’Ospedale di Voltri; il superamento dell’attività per acuti all’Ospedale di Recco.
Voto contrario per Luigi Morgillo (Il Popolo della Libertà).
«Sui conti della sanità c’è qualcosa che non va e questo piano non fa nulla di serio per migliorare i servizi. A settembre – ha dichiarato - dovremo riparlare di sanità e dovremo modificare qualcosa, se non vogliamo andare incontro a brutte sorprese, prima fra tutte l’aumento delle tasse». Il consigliere ha ricordato che i dati della sanità relativi al primo trimestre 2010 hanno evidenziato un deficit di 184 milioni di euro; «nel secondo trimestre il deficit cresce ancora e a fine anno il disavanzo salirà a circa 200 milioni: mi pare che le cifre parlino da sole – ha detto Morgillo – tutto questo è in contrasto con quanto detto dalla maggioranza in campagna elettorale, quando pareva che tutti i bilanci preventivi chiudessero con disavanzo zero». Riferendosi ad alcune recenti notizie di stampa, Morgillo ha aggiunto: «Questa mattina dal giornale si è appreso che l’assessore Rossetti ha “trovato” un tesoretto di trenta milioni di euro; nel contempo si apprende che ci si affiderà ad un consulente per la sanità: non si paga un esperto se i conti sono in ordine».
Il consigliere del Pdl è quindi entrato nel merito delle scelte effettuate attraverso il piano. «Uno dei punti cardine dovrebbe essere l’accorpamento dei punti nascita che hanno meno di mille parti all’anno – ha detto – in realtà chiuderà soltanto quello dell’ospedale di Sarzana, perché in tutti gli altri casi di fatto vengono previste deroghe o, comunque, le chiusure slittano a date da destinarsi e molto in là nel tempo». Aspre critiche hanno riguardato l’accorpamento dell’Ist con l’ospedale San Martino di Genova: «Io sono favorevole alla chiusura e agli accorpamenti degli ospedali più piccoli, invece questi interventi riguardano l’Ist, che insieme al Gaslini, è una delle due eccellenze in Liguria. Non condividiamo – ha aggiunto - la posizione del Ministro Fazio sulla Sanità ligure e sulla gestione che Burlando e la sua Giunta stanno mettendo in pratica, perché non rispecchia i dati reali della situazione critica della nostra Regione e che probabilmente allo stesso Ministro non viene illustrata nei modi corretti».
Questo piano – ha concluso - sortirà effetti modesti; non si affronta il problema delle liste d’attesa e quello delle fughe: le due questioni si intersecano e continueranno a diventare sempre più gravi».
Roberto Bagnasco (Pdl) vicepresidente della III commissione: «La montagna ha partorito il topolino. Anche i medici e i paramedici interpellati sono stati critici verso questa manovra, i cui risultati in termini economici non sono assolutamente sufficienti. I tagli strutturali sono stati fatti usando due pesi e due misure e alcuni tagli sono ben poca cosa rispetto ai danni che porteranno al territorio». Entrando nel dettaglio, riguardo alla riconversione dell’ospedale di Recco e alla creazione di un country hospital, Bagnasco ha aggiunto: «Chiudiamo una struttura ospedaliera dopo interventi compiuti pochi mesi or sono dalla Giunta Burlando per milioni di euro. Idem per l’ospedale di Albenga, strutturato con un punto nascite all’avanguardia che non sarà neanche inaugurato. Di concreto, a breve scadenza, c’è solo la dismissione del punto nascita di Sarzana, mentre regna l’indeterminatezza assoluta riguardo la situazione dei punti nascita di Imperia e Sanremo. Sul collegamento tra Evangelico e San Carlo permangono alcune perplessità del centrodestra: «La Liguria è stata tra le prime Regioni a darsi l’ambizioso programma di chiudere i punti nascita che non superano i mille bambini all’anno. Mi auguro di sbagliarmi ma, analizzando la provenienza delle partorienti, si registra che una buona parte sono della zona di Castelletto vicino all’ospedale Evangelico, quindi non è detto che, una volta spostato il punto nascita a Voltri, l’ospedale Galliera sia in grado di gestire anche le richieste che arrivano dal precedente bacino di utenza dell’Evangelico».
«Ci sono, comunque, alcuni dati positivi – ha concluso Bagnasco - che ci hanno portato a una scelta di responsabilità, evitando facili ostruzionismi. Ad esempio la fusione dell’azienda ospedaliera San Martino e dell’Ist, anche se resta ancora sul piano delle intenzioni: l’Ist avrebbe dovuto essere maggiormente caratterizzato e sostenuto come polo di eccellenza per la ricerca. L’impatto globale della manovra è 25 milioni di euro negli anni a venire, una cifra importante ma che è ben poca cosa rispetto alle effettive esigenze di riordino.»
Secondo Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) «questa situazione rischia di far aumentare Irap e Ire. E fra breve arriverà il consulente mandato da Roma, che costerà migliaia di euro alla Regione».
Siri ha espresso forti perplessità sul trasferimento dell’Evangelico al San Carlo di Voltri: «In questo quadro di austerità spicca una struttura che è emersa con i conti in regola: l’Ospedale Evangelico. E proprio su tale struttura, che è riuscita a far fronte ai tagli senza ridurre il servizio, si addensano molti dubbi. Nella proposta della Giunta, con cui si mira a “risparmiare” tagliando i doppioni, si decide di “sdoppiare” l’Evangelico. Ovvero mantenere parte delle funzioni nel plesso originario e “trasportare” il reparto nascite a Voltri dando, a detta della Giunta, sostanzialmente all’Evangelico la “gestione” del San Carlo di Voltri. Ipotesi che potrebbe essere, a prima vista, interessante ma che nasconde non pochi lati oscuri». Il consigliere si domanda se «saranno in grado le strutture del centro, come il S. Martino e il Galliera, di assorbire i 750 parti annuali che sostiene l’Evangelico? Nei prossimi anni i lavori previsti al Galliera ne mineranno, inevitabilmente, la capacità di azione. Se ci si avvia a chiudere il punto nascite dell’Evangelico abbiamo la certezza che il Galliera si doterà di un punto nascite abbastanza “capiente”? Alle future mamme saranno date tutte le garanzie del caso? »
Edoardo Rixi (Lega Nord) ha denunciato la carenza di informazioni ottenute nel corso del dibattito sul piano delle settimane precedenti: «Possiamo solo ipotizzare il buco della sanità, dato che i costi non vengono resi noti dalla Giunta o dall’Agenzia, quindi la minoranza affronta una riforma del piano sanitario al buio, senza sapere le cifre». Nel merito Rixi sottolinea che «non esiste nel nostro sistema sanitario la libera scelta del cittadino di farsi curare in struttura pubblica o privata a causa di mancanza di accreditamento a contratto. Dalle proposte presentate si evince che i tempi di attesa rischiano di aumentare per la diminuzione di realtà operative distribuite sul territorio regionale. Manca in concreto la progettazione in tempi brevi di nuovi ospedali e naturalmente dei relativi finanziamenti appropriati». Secondo il consigliere della Lega Nord ci sono «scarse risorse nel campo delle ricerca che non favoriscono la creazione di poli ricerca magari in connessione con Università e ditte commerciali, con la messa in rete delle cliniche universitarie ed eventuale coinvolgimento di altri soggetti privati e poche risorse sono messe a disposizione anche nel campo della prevenzione, che riteniamo la risorsa principale per quanto concerne il risparmio economico.»
Rixi ha criticato il finanziamento del reparto di maternità di Albenga, che poi non è stato utilizzato, e gli investimenti per il polo di Recco che secondo il piano verrà riconvertito. Sotto accusa anche il metodo del confronto: «In Liguria la maggioranza fa una proposta e chiede condivisione ma non è disposta a modificare e discutere le proprie tesi. Ci sono state, infatti, alcune divergenze di opinioni fra dirigenti delle asl e giunta perché tante scelte sono state fatte forzando la situazione. Non esiste sul tema della sanità nessuna voglia di comunicare e condividere le responsabilità e questo ci impedisce una condivisione del provvedimento».
Matteo Rosso (capogruppo del Pdl) ha criticato la politica sanitaria della giunta che avrebbe investito molte risorse per ridurre le liste di attesa senza riuscire a raggiungere l’obiettivo. «Dopo cinque anni l’offerta sanitaria non è migliorata e non è adeguata e ci sono moltissimi disagi per i cittadini mentre non si riesce a veder chiari i conti della sanità». Secondo Rosso «si potevano fare tagli in altri settori. Abbiamo il dovere di garantire servizi sanitari adeguati ai nostri cittadini. Le liste d’attesa, per esempio, sono il biglietto da visita di una buona amministrazione sanitaria ma consultando il sito ufficiale della regione si evince che la situazione in questo settore è gravissima». Nel corso della sua lunga relazione il capogruppo ha elencato i settori in cui, asl per asl, le liste di attesa raggiungono diversi mesi.


