Con un’interrogazione la capogruppo Raffaella Paita e il consigliere Alessio Cavarra del Partito Democratico hanno chiesto oggi il blocco dello smantellamento del settore Cargo alla Spezia annunciato dalle Ferrovie dello Stato. E, in particolare, hanno detto no alla chiusura dell’officina manutenzione rotabili, che potrebbe causare la perdita del posto di lavoro per 150 dipendenti.
Nel documento si ricorda che il Piano d’impresa delle FS 2007-2011 ha disposto una forte razionalizzazione della Divisione Cargo, prevedendo, fra gli altri interventi, il ridimensionamento dell’Impianto primario Cargo della Spezia con la chiusura dell’Officina manutenzioni rotabili e della sala operativa. Inoltre si rammenta che questo scalo è uno dei più produttivi ed efficienti dell’intero territorio nazionale, vista anche la sua posizione geografica.
«Una posizione – spiegano Paita e Cavarra – che permette in tempi brevissimi interventi sulle linee ferroviarie. Questo scalo opera al servizio del traffico portuale spezzino per il quale è previsto nei prossimi anni un ulteriore potenziamento. Il ridimensionamento e la chiusura di alcune strutture nello scalo della Spezia produrranno inevitabilmente un danno all’efficienza di tutta la Divisione Cargo e non appaiono coerenti con il progetto di sviluppo del territorio. Stiamo parlando di una realtà produttiva molto dinamica, con i circa 120 treni settimanali in arrivo e in partenza, e di maggior prospettiva nell’attuale panorama nazionale, e, quindi, si colpirebbero non solo i lavoratori FS, ma tutta l’attività economica della città».
«Il Governo – sottolineano i due rappresentanti del PD in Consiglio regionale – pur sollecitato dalla Regione Liguria, dal Comune e dalla Provincia della Spezia, non ha espresso alcuna posizione sul ridimensionamento e sulla perdita di occupazione dei lavoratori, limitandosi a una presa d’atto delle decisioni assunte dall’azienda. Le ennesime dichiarazioni dell’amministratore delegato Mauro Moretti sul servizio Cargo e sulle infrastrutture sollecitano una reazione istituzionale sia sul merito, sia sul metodo, anche perché il Governo nazionale non può demandare ad un manager pubblico le scelte strategiche condivise dai territori, che, se cancellate, colpirebbero un settore importante della logistica nel Nord Ovest e nel Centro Italia»


