Evoluzione delle regole del Patto
L'attuazione del Patto di stabilità e crescita europeo del 1997 ha imposto, all'interno di ciascuno Stato membro, il controllo della finanza locale, conformemente al processo di decentramento amministrativo e fiscale che anche in Italia ha comportato una notevole crescita della quota di spesa pubblica gestita dalle amministrazioni periferiche. La necessità di "responsabilizzare" gli enti decentrati di governo al rispetto degli obiettivi di contenimento della spesa fissati a livello comunitario ha determinato l'introduzione nei singoli ordinamenti nazionali dei patti di stabilità interni, ossia di strumenti di controllo attraverso i quali i livelli di governo periferici contribuiscono, insieme allo Stato centrale, al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica europea.
In Italia il Patto di stabilità interno ha trovato applicazione con la legge n.448 del 23 dicembre 1998; esso ha assunto un ruolo sempre più dominante nell'ambito della strutturazione dei rapporti tra i diversi livelli di governo, anche in considerazione del fatto di essere entrato a far parte dei contenuti annuali della legge finanziaria statale. Il Patto di stabilità interno fissa per ciascun ente decentrato di governo specifici obiettivi di bilancio, finalizzati sia al contenimento del deficit complessivo delle autonomie territoriali che alla diminuzione del loro stock di debito, e introduce un sistema di incentivi e sanzioni nei confronti dei soggetti destinatari in relazione al conseguimento degli obiettivi concordati.


